Comune di San Marcello Piteglio


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La Chiesa di San Marcello Pistoiese

Chiesa di San Marcello Pistoiese

Chiesa di San Marcello Pistoiese

Secondo il canonico Alberto Mazzanti la pieve di San Marcello verrebbe menzionata già in un documento diplomatico del 998 come "curtem de Marcillo". Tre anni dopo la pieve è chiaramente indicata in una carta di donazione di proprietà dell'Archivio Capitolare di Pistoia. Secondo la Relazione distinta del santuario di reliquie che si conservano nella chiesa Pievania della Terra di S. Marcello del Capitano Domenico Cini del 1732 la chiesa di San Marcello, sarebbe stata documentata, col nome di "pievanìa". Lo stesso Mazzanti riporta le supposizioni del Cini: che cioè la primitiva struttura romana, composta da torre e cassero, sia stata trasformata in chiesa in tempi immemorabili. Si sarebbe trattato, comunque, di una seconda chiesa in quanto, sempre leggendo il Cini, già una prima pieve sarebbe stata situata all'esterno delle mura nella zona di "Santi Chiesuri".
Dopo la trasformazione dell'antica rocca romana, avvenuta intorno ai secoli XI - XII fu deciso un ingrandimento della chiesa sulla sinistra, a causa della scarsa solidità del terreno nelle altre direzioni, con inglobamento del campanile. Tutto questo, oltre a confermare l'esistenza dell'antica torre prima della chiesa, giustifica l'aspetto della facciata attuale che risulta non allineata con il campanile.
Bisogna giungere ai primi anni del XVII secolo per registrare una serie di notevoli trasformazioni dell'edificio, sia all'interno sia sulla sua struttura perimetrale. Probabilmente in questa occasione vennero utilizzate molte pietre di quel San Michele precedentemente ricordato in zona "Santi Chiesuri". Nel 1731 viene rivolta al papa la richiesta di un "corpo santo" per San Marcello: in quello stesso anno giungerà la reliquia di Santa Celestina.
Tra il 1786 e il 1788, come dimostra l'iscrizione marmorea murata sopra la porta interna di accesso al campanile, la chiesa subirà sostanziali modifiche ad opera del vescovo di Pistoia e Prato Scipione de' Ricci. Lo stesso vescovo Ricci eleverà la chiesa a propositura nel 1784.
La chiesa di San Marcello subirà altri restauri, precisamente tra il 1792 e il 1795: il periodo così a ridosso degli interventi sostanziosi effettuati nel periodo precedente, fa supporre il ripristino di strutture tolte o soppresse per disposizione del Ricci. Anche nell'Ottocento si pose mano a qualche modifica: sul fianco sinistro della chiesa, presso l'abside, una pietra porta la data 1825. Sono invece del 1934, o forse di qualche anno prima, la chiusura della porta laterale destra; la riduzione della larghezza dell'orchestra; la costruzione di due colonne per parte agli archi laterali corrispondenti alla cupola. Chiuse le due finestre dell'abside ne fu aperta una centrale con vetri policromi raffiguranti San Marcello e Santa Celestina. Di quell'epoca è anche il pavimento in marmo bianco e nero. I lavori effettuati nel periodo 1980 - 1988, hanno interessato soprattutto la copertura dell'edificio, totalmente rinnovata con criteri antisismici, e il rafforzamento della struttura perimetrale e della cupola. Il restauro decorativo e pittorico, con rifacimento delle decorazioni architettoniche a disegni floreali in chiaroscuro, è stato l'ultimo lavoro compiuto. I saggi su tutte le pareti interne hanno segnalato fregi ornamentali e mostrano tenui colori settecenteschi. Il restauro completo riguarda la parete di fondo, la prima arcata a botte e i due tratti di parete su cui questo insiste. Il restauro completo comprende anche una coppia di angioletti affrescata sulla sommità della prima volta a botte; questa coppia si intravede, identica, nel secondo settore al di là della cupola centrale, che ripete il primo, già ultimato. La semplice pulitura della cupola centrale affrescata dal fiorentino Giuseppe Gricci, ha messo in evidenza i colori, il movimento, la plasticità e la fuga prospettica prima celati dal fumo delle candele accese per due secoli.
La facciata, a spioventi decorati da una cornice sorretta da mensolette, su cui apre il portale, presenta alcune tracce dell'antica chiesa romanica. Addossata a questa, sul lato sinistro, si trova il campanile di forma quadrangolare rivestito in pietra ricostruito tra il 1676 e il 1677 sull'antica torre romana.
All'interno la chiesa si presenta con un'unica navata terminante con un'abside sormontata da una catino absidale in cui è rappresentata la Gloria di San Marcello e coperta con una volta a botte nella quale si inserisce, circa a metà, una cupola a sesto ribassato che insiste sullo spazio dell'ingresso laterale. La cupola è decorata con un dipinto murale datato 1788 e attribuito al pittore fiorentino Giuseppe Gricci che rappresenta la Discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli; nei pennacchi laterali i quattro Evangelisti dello stesso autore. Sulle pareti laterali, decorate con paraste dipinte in finto marmo giallo con capitelli in stucco a supportare una trabeazione continua, si trovano 2 altari laterali per parte dedicati a Sant'Antonio da Padova, al Sacro Cuore, all'Immacolata e a San Giuseppe.
Tra le opere conservate al suo interno sono da segnalare l'Invenzione della Croce, olio su tela di Agostino Ciampelli, e un Ecce homo in cera di Gaetano Giulio Zumbo, ceroplasta siracusano di origine e autore di macabre anatomie conservate alla Specola di Firenze. Importante l'organo a canne opera del lucchese Cosimo Ravani e ampliato tra il 1788 e il 1790 da Pietro Agati; la mostra in legno intagliato e dorato è attribuita ai fratelli Tronci e databile XIX secolo



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